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Quel vulcano chiamato Carpino

L'eruzione nel Gargano del '95
articolo di Gaetano Berthoud


Cultura 23/04/2010 16:03
Chissà che tempo c’era quel giorno a Carpino. O forse non è accaduto di giorno ma nella magica notte. Chissà se c’erano le stelle o forse il sole, o magari una tramontana. Un soffio leggero. Nessuno può saperlo.
 
Erano gli anni a metà novanta quando nel Gargano ci fu la più grande eruzione culturale che si ricordi. A Carpino ci fu un'inondazione di cultura popolare che devastò tutti i vecchi e nuovi concetti imponendo la propria tradizione, entrò nelle case degli anziani senza bussare ma con la giusta “nota”, s’impadronì dei loro ricordi e gli sussurrò di cantarli, colpì i giovani musicisti all’ordine: “Chitarra battente o Sacrilegio”! Il ritmo cominciava. Dal paese si innalzò una nube di cultura popolare che cominciò ad espandersi nei paesi limitrofi, creando anche serie difficoltà nella gente assetata di origini, nel frattempo quel ritmo incalzava, anche sulla nube, portando tradizioni e sentimenti dovunque passasse, cospargendo di buona fortuna anche i raccolti di olio, fave e spezie.
 
Questa è la storia ma non il sogno. I sogni a differenza appartengono agli uomini. Non c’è posto per i sogni nella storia. Carpino 1995. Rocco Draicchio. Partito per Bari, un giorno ha aperto la valigia riempendola dei suoi sogni ed è tornato a casa. A Carpino è arrivato cospargendo le strade di semi dei suoi sogni, la pioggia lo ha aiutato a far crescere i fiori, il sole gli ha sorriso nella rivoluzione delle tradizioni. Il tempo è sembrato tiranno, pur di dar via alla più grande eruzione culturale degli ultimi 50 anni!
 
Il premio fotografico che ha visto nei vincitori i bravissimi Valerio Nicolai (primo classificato) e Monica Carbosiero (secondo classificato) è intitolato a lui. A Rocco. Quelle immagini scattate con notevole maestria racchiudono i colori, i ricordi, le lotte, il senso di una storia che viene da lontano. Rocco ha creato lo spirito di credere in questa cultura e le immagini di Carpino, che siano le fave, l’olio o la musica, riescono ad avere tutte lo stesso sapore.
 
Il Carpino Folk Festival è diretto “dai ragazzi di Rocco”. Loro sarebbero quei ragazzi che a metà degli anni novanta cantavano jovanotti e ballavano il rap. Hanno subito l’eruzione. Oggi non c’è ragazzo a Carpino di 12 anni, ma anche molto meno, che non sappia cosa sia il folk (e soprattutto molti non sanno cosa sia il rap!). Grazie a quei ragazzi, convertiti dall’eruzione culturale, Carpino continua a scrivere una storia. Un patrimonio ed una responsabilità in mano a 4 ragazzi, 4 saggi amici al bar che non vogliono cambiare il mondo.
 
Quando parliamo  di CFF non possiamo più dire che è un'associazione che organizza un festival. Il Petruzzelli che si apre alla nostra tradizione. Premio all’attività costante dell’associazione. E come dimenticare la loro tournée in Australia incontrando le nostre comunità garganiche oltreoceano. Il CFF arricchisce il proprio ventaglio e consolida anche questo premio, dedicato ad un’altra forma d’arte; la fotografia.
 
La capacità degli abitanti di questo paese di essere così orgogliosi e legati alla propria terra sarebbe un altro modello da esportare ai comuni vicini. Possiamo però augurarci un’altra nuova eruzione da quel vulcano “sempre vivo” chiamato Carpino. Ciao Rocco. Meglio un giorno da carpinese che cento da garganici!

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