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Un male oscuro e contagioso chiamato CFF

Racconto di un garganico... colpito da un ritmo incurabile
articolo di Antonio Basile


Cultura 17/01/2009 19:39
Da circa tredici anni almeno una parte dell’umanità è vittima di una terribile e contagiosissima malattia: la CFF. Traduco: Carpino Folk Festival.

Una roba terribile, che colpisce sin da giovanissimi; pensate che si racconta di individui contagiati già alla tenera età di quattro anni. La patologia ha effetti devastanti e si conclama dopo pochi secondi di esposizione al riff di una chitarra battente. I sintomi sono fra i più illogici che la moderna storia musicale ricordi.

Parlo di ragazzini con magliette raffiguranti l’effige di un cantante ultranovantenne che passano nottate accampati in attesa di un concerto di musica popolare. Parlo di gente di tutte le età e credi politici che affolla il festival della musica popolare e delle sue contaminazioni con aria invasata. Parlo di padri di famiglia che quando sentono un pezzo di Andrea Sacco abbandonano la guida rilassata da impiegato per lanciarsi in pericolose gincane urlando “di preta prizijosë e ori finë” mentre i figli stupiti osservano queste trasfigurazioni condendole di improperi.

Potrei farvi mille altri esempi per spiegarvi la CFF ma non è questo il punto. Il punto è che ne siamo tutti afflitti. Tutti vittime di questa nuova malattia sin da quando Alan Lomax scoprì The Carpino Style, il 20 agosto 1954, insieme ad un giovanissimo Diego Carpitella. Per più di quaranta anni ha covato sotto le ceneri fino al 1996 quando si manifesta in tutta la sua gravità.

Per quanto mi riguarda ne venni contagiato prima, era il 1993, avevo ventun’anni. Colpa di un ristretto gruppo di amici che per allungare il concerto di un rinomato gruppo di musica etnica decisero di farlo aprire dai cantori del paese. La CFF, non ancora conclamatasi, mi colpì all’istante e da allora non mi ha mai abbandonato. Eh sì perché il problema è che dal folk non si guarisce: impossibile. Come si spiegherebbero i vari gruppi di riproposta, senza denari, senza fama e ai più sconosciuti, se esistesse anche una piccola speranza di guarigione? Temo che anche voi che state leggendo siate già più che contagiati.

Recenti studi, però, hanno mescolato un po’ le carte, mettendo in risalto come, forse, la CFF possa portare anche dei benefici. Diverse sperimentazioni sul campo hanno messo in evidenza che la gente di diverso colore, razza, credo religioso e politico ai concerti non si fa la guerra ma balla e ascolta la musica con un sentimento di fratellanza. Partecipa, si emoziona, si abbraccia.

Per quanto i politici si siano subito affrettati a smentire, la scoperta sembra assolutamente fondata. Non so se sia vero, quello che so è che con un buon disco di musica popolare che esce dallo stereo a me viene voglia di ballare, muovermi, saltare e fare del buon sesso. Non certo di litigare con qualcuno. E so che anche per altri contagiati è così. E allora mi sorge un dubbio: e se fossero gli altri i malati? Parlo di quelli che non si emozionano mai, che non si lasciano andare, che parlano con numeri e tabelline sempre in bocca e non perdono occasione per puntare il dito contro chi è diverso da loro.

Tutto questo per dire che forse la musica popolare non salva la vita ma di sicuro aiuta a vivere meglio. (dedicato al neo dottore Michele Lauriola)

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